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			<title><![CDATA[Quando donare ti salva la vita]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000018"><div>Essere donatrice di sangue mi ha salvato la vita. Come?
Verso la fine di marzo mi sono recata al Centro Trasfusionale di Pontremoli per
effettuare una donazione di sangue, ma durante la visita di controllo, che
viene sempre eseguita prima di una donazione, la dottoressa Elisabetta Sordi ha
riscontrato un soffio cardiaco.</div>

<div>Mi ha subito prescritto gli esami necessari per individuarne
la causa. Purtroppo, dopo aver effettuato tali controlli (elettrocardiogramma
ed ecodoppler cardiaco), mi è stato diagnosticato un aneurisma severo
dell’aorta. Sono stata ricoverata prima al NOA di Massa e il giorno dopo
all’Ospedale del Cuore di Massa, dove, dopo ulteriori e più approfonditi
accertamenti, sono stata operata dall’équipe medica guidata dal dott. C. Ho
affrontato un intervento della durata di circa sei ore e mezza, durante il quale
è stata effettuata la sostituzione della radice aortica, dell’aorta ascendente
e dell’arco aortico prossimale.</div>

<div>Il cardiochirurgo mi ha detto che ho rischiato davvero la
vita: sarebbe bastato un minimo sforzo per morire all’istante, considerata la
gravità dell’aneurisma.</div>

<div>Devo riconoscere che non mi sarei mai rivolta al mio medico
per i pochissimi sintomi che avvertivo e che attribuivo a uno stato d’ansia
causato da qualche problema familiare. Per questo, la visita effettuata prima
della donazione si è rivelata davvero di vitale importanza per me.</div>

<div>Ora sono passati quasi quattro mesi dall’intervento e, piano
piano, sto tornando alla normalità, a fare le cose semplici che rendono bella
la vita: abbracciare i miei cari, che ho rischiato di non vedere mai più,
guardare il mio nipotino che dorme, passeggiare nel bosco, raccogliere le more…</div>

<div>Per tutto questo ringrazio la presidente dei Fratres di
Filattiera, Ilenia Zoppi, che mi ha ricordato che era il momento di andare a
donare. Ringrazio anche i medici e tutto il personale del Centro Trasfusionale
di Pontremoli, del reparto di Medicina e dell’Ospedale del Cuore di Massa che,
con competenza e professionalità, svolgono quotidianamente il loro lavoro
salvando vite umane.</div>

<div class="imTACenter"><b>Ai giovani e ai
meno giovani ancora indecisi dico: “Donare fa bene due volte: agli altri e al
tuo cuore”.</b></div>

<div class="imTARight"><i>Fratres Filattiera,
agosto 2018</i></div>

<div class="imTARight"><b>Virginia Romiti</b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:36:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Ha ricevuto la sua prima trasfusione a soli 11 mesi]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000017"><div class="imTACenter"><b><span class="fs15lh1-5">Tony Saccà: “Io, talassemico, vivo grazie ai donatori”</span></b></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">“Il primo ricordo che ho di quando ero bambino è la trasfusione di sangue che mi fecero al collo”. Tony Saccà oggi ha 45 anni e ha scoperto di essere affetto da talassemia alla tenera età di 11 mesi. Vive a Messina, dove è nato. Sposato e padre di tre figli, è il presidente di United Onlus, la fondazione che riunisce sul territorio nazionale circa 40 associazioni di pazienti con talassemia, drepanocitosi (detta anche anemia falciforme, provocata da una mutazione del gene che produce l’emoglobina) e altre forme di anemie rare.</span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Tony deve sottoporsi a una trasfusione di sangue ogni 15 giorni; altrimenti, come confessa lui stesso, “non potrei essere qui a raccontare la mia esperienza”. Quella di Saccà è una delle tante storie di pazienti che trovano nei donatori e nella loro attività volontaria la principale, se non unica, speranza di vita. Quando noi di DonatoriH24 lo contattiamo, Tony è al Policlinico di Messina, in attesa di sottoporsi proprio alla trasfusione: “C’è un po’ da aspettare – spiega –: la sacca non è ancora arrivata”. Qui è ormai di casa: è grazie a questa terapia che, a 45 anni, può dire di garantirsi “uno stile di vita quantomeno normale, che mi ha permesso anche di sposarmi e diventare padre di tre bellissimi bambini”. Ma c’è voluto del tempo.</span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">Nei primi mesi di vita Tony sembrava un bimbo assolutamente sano: “Poi, pian piano, ho iniziato a manifestare forme di stanchezza sempre maggiori, fino a non riuscire ad alzarmi dal letto. I miei genitori mi fecero visitare e, a nemmeno un anno, mi venne diagnosticata la talassemia”. Le trasfusioni iniziarono subito e il suo primo ricordo da bambino, come racconta lui stesso, è proprio quello della “puntura dell’ago nel collo, mentre ero sdraiato a pancia in giù. Spesso è difficile trovare le vene dei bambini, così i medici decisero di intervenire in altro modo”. Quella puntura d’ago, a cui ogni quindici giorni si sottopone, è la sua garanzia di vita.</span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">“Ogni mattina, quando apro gli occhi, ringrazio chi dona il sangue – racconta –. Se non fosse per i donatori, non sarei qui. Da quando ho scoperto di essere talassemico, mi sarò sottoposto a circa 2 mila trasfusioni; questo significa che altrettante persone hanno contribuito a farmi avere quelle quantità di sangue”. E a Tony è sempre, per così dire, andata bene: ha sempre avuto a disposizione le sacche compatibili con il suo gruppo, 0 positivo. Ma se il sangue non dovesse esserci? O se le sacche arrivassero in ritardo? Cosa potrebbe succedere? “In quel caso bisogna procedere con una terapia ridotta o rimandare addirittura la trasfusione; ma, in quel caso, subentrerebbe una serie di problemi”. Saccà spiega quali: “Il primo effetto è il calo dell’emoglobina, con conseguenti sintomi di stanchezza accompagnati da dolori fisici. Nel mio caso, schiena, cervicale e mandibola sono i punti in cui avverto i primi sintomi. Poi però si passa alle sofferenze d’organo, in particolare per il cuore, che fatica a pompare il sangue”.</span></div> &nbsp;<div class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5">La sensibilizzazione e l’impegno per spingere sempre più persone a donare sono tra i motivi che, nel 2012, hanno portato alla nascita di United Onlus e che ancora oggi ispirano l’attività di Saccà e degli altri volontari: “Mi piace presentarmi di persona agli incontri con le associazioni di volontari e con coloro che donano il sangue. Credo che far conoscere i pazienti che ricevono il sangue sia il modo migliore per far capire quanto sia importante e prezioso ciò che fanno i donatori. Per questo ne servono sempre di più”. Nonostante ciò, Messina è un territorio in cui la raccolta di emocomponenti non rappresenta un fiore all’occhiello: “La nostra città è all’ultimo posto in Italia per donazioni di sangue. Ne contiamo circa 4 mila all’anno, ma il fabbisogno oscilla tra le 12 mila e le 13 mila – conclude –. Riusciamo a sopperire grazie alla compensazione regionale e a realtà a noi vicine, come per esempio Ragusa, che rappresenta un’eccellenza non solo della Sicilia, ma dell’intero Paese”.</span></div> &nbsp;<div class="imTARight"><i>(DonatoriH24, 10 luglio 2019, di Emiliano Magistri)</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:29:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Paola e l’importanza di donare sangue]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000016"><div>Paola, 38 anni e una vita meravigliosa da vivere, si ritrova
all’improvviso a combattere con una dura realtà: la sindrome di Moschcowitz. A
salvarla sono l’amore e l’affetto degli amici che, senza esitare, hanno donato
il sangue per aiutare “un cuore di leone”, oggi testimone di quanto sia
importante donare per salvare vite umane.</div>

<div>COSENZA – “Serve urgentemente sangue: chiunque può, lo doni
presso il centro trasfusionale dell’ospedale di Cosenza”. Era il 9 gennaio
quando, intorno alle 10 del mattino, su Facebook iniziò un tam-tam di richieste
di sangue. Più persone e associazioni pubblicarono l’appello. Su molte bacheche
compariva lo stesso messaggio. Qualcosa era successo. Messaggi privati, chat su
WhatsApp, telefonate: iniziò una corsa contro il tempo, perché nessuno
conosceva la gravità della situazione, ma tutti capivano che bisognava fare
presto. Per i primi 45 minuti, probabilmente, a Cosenza si parlò solo di
trovare donatori. Non c’era molta disponibilità di sangue e non era facile
reperirlo. Ma a chi serviva? Sergio Crocco, della Terra di Piero, scrive in un
post: “Vi faccio una preghiera accorata. Per una nostra grande amica (per me è
una sorella) serve urgentemente sangue da donare presso il Centro trasfusionale
dell’Ospedale Annunziata di Cosenza. È un problema serio, non siate
indifferenti”.</div>

<div>Nel frattempo iniziarono ad arrivare le prime notizie, utili
a ricostruire un puzzle a cui mancavano ancora troppe tessere. “Ciao, scusami,
ma sai dirmi cosa sta succedendo? Abbiamo ricevuto sulla chat un messaggio di
Paola: ‘Ragazzi, sono in ospedale, mi hanno trovato una malattia del sangue.
Non vi allarmate, ma mi serve sangue’. Paola chiede aiuto, ma non sappiamo
altro e cerchiamo di capire dove sia, in quale reparto e soprattutto cosa stia
succedendo. Ma chi è Paola?”</div>

<div>Paola è una ragazza di 38 anni, amante della vita, con due
occhi grandi come il mondo e un sorriso che ti ruba l’anima. È un cuore di
leone, impavida e con una marcia in più, al timone di un’attività che le piace
e con una gran voglia di non fermarsi mai. Paola, l’amica di tutti, la ragazza
della porta accanto, prende a pugni il tempo: per lei 24 ore sono poche, una
giornata dovrebbe durarne almeno 48. Insieme a Sergio Crocco e all’associazione
Terra di Piero è partita anche per l’Africa, in Tanzania, per aiutare i meno
fortunati.</div>

<div>Eppure, la sera dell’8 gennaio, qualcosa le cambia la vita.
Conosce l’altro lato della medaglia, quello che, quando ci sbatti contro, ti fa
vedere le tante sfaccettature dell’esistenza in modo diverso. È il giorno in
cui sorella morte prova a bussare alla sua porta; ma Paola, nonostante i minuti
drammatici vissuti, durante i quali capisce che qualcosa di grave sta
accadendo, con tutto il coraggio che ha decide di non aprire e di tenersi
stretta la vita che ama disperatamente, perché a Paola piace da impazzire
vivere.</div>

<div><span class="ff1">“Sono una sopravvissuta: grazie ai medici e
grazie a voi, mi sento bene e ho fiducia nel futuro”</span></div>

<div>«Ieri sera alle 22.30 era passata una settimana». Inizia
così una breve riflessione che Paola, dal suo letto d’ospedale, affida a
Facebook per ringraziare tutti: dai medici a quanti le sono stati accanto, fino
ai 100 donatori giunti al centro trasfusionale, grazie ai quali oggi può
testimoniare in prima persona l’importanza di donare e la potenza di un gesto
che può salvare tante vite umane. «Mi si addormentava la mano, poi diventava di
velluto… poi il viso, poi non riuscivo più a parlare. Catapultata in ospedale
in cinque minuti, da giovane ragazza un po’ esaurita a paziente. Una malattia
rara: la porpora trombotica trombocitopenica (PTT, o sindrome di Moschcowitz)…
Me la sono beccata io. Ho sempre pensato che prima o poi mi sarebbe accaduto
qualcosa di inaspettato e ora so cos’è. Era lì, dietro l’angolo, a un solo
minuto, accompagnata da un pizzico di tachicardia.</div>

<div>Straordinariamente, ho potuto ricredermi sul valore dei
nostri medici e del nostro ospedale, che mi hanno salvato la vita. Con l’aiuto,
come la chiama il professor Marino, della “lavatrice” che pulisce il mio sangue
e lo rimette a posto. Grazie a questo sono ancora viva. Grazie a più di cento
donatori, fino a oggi. Per favore, se potete donare, fatelo. Io l’avevo fatto
circa tre volte e non potrò farlo mai più. Come non potrò fare più tante cose,
ma sono ancora qui e posso scrivervi questa storia, nella speranza che sia
d’aiuto o d’insegnamento a qualcuno; e se posso, è grazie a più di cento sacche
trasfuse nel mio corpo. A momenti non sento niente, a momenti è una tortura, ma
resta comunque una meravigliosa tortura, la “lavatrice”, grazie alla quale oggi
sono qui. Senza quelle sacche trasfuse oggi sarei morta.</div>

<div>Vorrei darvi anche qualche consiglio. Se avete mal di testa,
fate le analisi: non prendete subito l’Oki. Se fate la pipì scura, fate le
analisi: non pensate che sia il vino rosso bevuto la sera prima, come ho fatto
io. Se siete stanchi, riposate: non pensate di farcela comunque perché sentite
solo un po’ di stanchezza; potreste non farcela. Andare sempre a mille non vi
porterà da nessuna parte. Non voglio sembrare presuntuosa, è solo un consiglio
spassionato da sopravvissuta. Sono stata fortunata, ma poteva andare
diversamente se non avessi avuto sintomi e mi fossi addormentata. Ringrazio
infinitamente i dottori del centro trasfusionale dell’ospedale che mi stanno
curando e che hanno dimostrato di tenere ai propri pazienti più di quanto avrei
potuto immaginare, così come il reparto di ematologia che mi ospita. Sono stata
fortunata. Commossa e con il cuore in gola per la vicinanza che continuano a
dimostrarmi i miei familiari, i miei fratelli, i fratelli acquisiti, gli amici,
il mio amore e la sua, mia, stupenda famiglia. Grazie a voi mi sento bene e ho
fiducia nel futuro. Grazie <span class="ff2">♥️</span></div>

<div>Se potete, allora andate a donare. Non potrò più andare in
Africa, ma continuerò ovviamente ad aiutare la Terra di Piero qui e cercherò di
fare lo stesso con il centro trasfusionale dell’ospedale, grazie al quale tante
vite come la mia vengono salvate ogni giorno. Grazie ancora <span class="ff2">♥️</span>»</div>

<div><span class="ff1">La “lavatrice” che ti salva la vita</span></div>

<div>Quella “lavatrice” è il macchinario delle trasfusioni. Ogni
giorno, da una settimana, Paola affronta le trasfusioni: 12, 15 sacche per
volta che la devastano, ma la salvano. È forte: seduta in quel letto
d’ospedale, programma il suo futuro e la sua vita. Guarda fuori dalla finestra
e vede lontano. Ma soprattutto ha toccato con mano la missione e la
professionalità di medici e infermieri che accompagnano i pazienti nella dura
lotta chiamata “voglia di vivere”. In quel letto Paola sembra una condottiera: non
smette mai di parlare e di portare avanti la sua giornata, le sue attività, con
quella gioia incontenibile e quel sorriso che spiazza sempre tutti gli amici.
Adesso, tra l’altro, ha anche una nuova sfida da vincere: far capire
l’importanza di donare. E, come un piccolo tsunami, le sfide lei le vince
sempre. Auguri, Paola: c’è una città che ti abbraccia e ti sostiene sempre.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:17:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Vivere la miastenia]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000015"><div>Avevo solo quattordici anni: una vita piena di energia e un
futuro ricco di speranze e sogni, come può averlo ogni ragazzina di quell’età.
I miei vocabolari di greco e di latino, le mie scarpette da danza classica, la
mia passione per la montagna, le mie Dolomiti, quei sentieri percorsi con
vigore e spensieratezza, con la certezza di raggiungere sempre la vetta.
Proprio su un sentiero di montagna, invece, ho sentito improvvisamente cedere
le gambe e quella meta, sempre conquistata senza fatica, è diventata all’improvviso
quasi impossibile da raggiungere.</div>

<div>Così è cominciata la mia avventura con lei, la miastenia
gravis: una malattia per me sconosciuta, come lo è per la maggior parte delle
persone, fino a quando non arriva all’improvviso sconvolgendo completamente la
vita. Questa malattia coinvolge tutti i muscoli volontari, facendo perdere loro
tono e forza. Così è successo anche a me e, nell’arco di soli tre mesi, anche i
muscoli respiratori si sono fermati e io mi sono trovata in rianimazione,
attaccata a un respiratore per poter sopravvivere.</div>

<div>Per sette lunghi anni sono rimasta in quelle condizioni,
senza sonno, senza speranze, lottando quotidianamente con mille complicanze per
poter sopravvivere. Poi la scoperta della patogenesi autoimmune della miastenia
e l’inizio della terapia cortisonica mi hanno consentito di riprendere, piano
piano, a vivere. Da questa terribile esperienza è nata la mia voglia di
studiare medicina e di dedicare poi tutta la mia vita professionale allo studio
e alla cura di questa malattia.</div>

<div>Sono così diventata medico, specialista in neurologia, e
oggi ho in carico circa 4.500 pazienti affetti da miastenia, ai quali mi
impegno con tutta me stessa a ridare una vita normale, come l’ho restituita a
me stessa. Fra le varie armi terapeutiche oggi a disposizione, ne abbiamo una
in più: le immunoglobuline per via endovenosa, un derivato del sangue che ci
permette di bloccare le fasi più acute e drammatiche della malattia.</div>

<div>Per ottenere il quantitativo di immunoglobuline necessario
per un trattamento di cinque giorni per un solo malato di miastenia, occorre
lavorare il sangue ottenuto da circa 250 donazioni. Ecco perché oggi mi sento
in dovere di affiancare le associazioni di donatori di sangue nel sostenere la
donazione: solo grazie al dono possiamo garantire a questi ammalati un presidio
terapeutico che permetta di evitare loro un calvario sovrapponibile a quello
che io ho vissuto nella mia adolescenza.</div>

<div>A tutti gli sconosciuti donatori di sangue va quindi il mio
grazie personale, insieme a quello di tanti, tantissimi pazienti affetti da
miastenia.</div>

<div><b>Roberta Ricciardi</b><br>
<i>Medico neurologo, responsabile dell’ambulatorio per la diagnosi e la terapia
della miastenia gravis, AOU Pisa</i></div>

<div><i>Fonte: Newsletter n. 2/2013 del Centro Regionale Sangue</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:15:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[“Trasfusioni per sostenere la chemio: estrema gratitudine ai donatori”]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000014"><div>“Quando ricevo una trasfusione per me è come riemergere
dalle tenebre”. Con queste parole Maria Papa, di Taurianova, in provincia di
Reggio Calabria, racconta cosa significa ricevere sangue durante una malattia.
La terapia trasfusionale le è indispensabile dato che, oltre ad essere anemica
microcitemica, alla fine del 2018 le è stato diagnosticato un tumore
rinofaringeo, che l’ha obbligata ad alcuni cicli di chemioterapia. Il 6
febbraio, con un post su Facebook, ha ringraziato apertamente i donatori di sangue,
e oggi intervistata da DonatoriH24 conferma: “Sono estremamente grata ai
donatori. Ogni volta arrivo alla trasfusione che sono mezza morta, poi mi sento
subito meglio”.</div>

<div>Maria, dall’inizio delle cure, si sottopone ciclicamente a
delle trasfusioni che avvengono circa una volta al mese: “Siccome non riuscirei
a sopportare la chemioterapia a causa dell’anemia, il mio medico mi ha indicato
le trasfusioni di sangue come pratica da affiancare alla cura”. La procedura al
momento è questa: “Ogni volta in base ai valori degli esami del sangue
verifichiamo l’emocromo e le piastrine, se necessario mi trasfondono. Poiché la
cura contro il tumore è molto tossica, quando inizio, mi è consigliato di bere
molti liquidi”.</div>

<div>Nel post, che su Facebook ha ottenuto 2522 condivisioni e
quasi 5mila like, dice: “Oggi ho fatto la mia quinta trasfusione e guardando la
sacca appesa, che goccia a goccia mi ha permesso di stare meglio, il mio
pensiero è andato a chi quel sangue l’ha donato gratuitamente. In un momento
storico in cui tutti sono contro tutti, esiste una umanità silenziosa che dona
speranza a chi, come me, ne ha bisogno per stare bene. Grazie anonimo donatore,
chiunque tu sia “.</div>

<div><i>(DONATORIH24 - 13 Febbraio 2020 - di Laura Ghiandoni)</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:09:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[La lettera della “madre coraggio” che invita a donare sangue]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000013"><div><i>Erika Todisco si rivolge, in una lettera, a genitori e
futuri genitori: «Mia figlia aveva una leucemia linfoblastica acuta ed è
guarita grazie alle donazioni».</i></div>

<div>Livorno – Si chiama Erika Todisco: è la “madre coraggio”
che, con una lettera pubblicata sui social network e inviata anche alla
redazione del <i>Tirreno</i>, invita genitori e futuri genitori a donare,
proprio in un momento in cui le donazioni sono in calo. Le trasfusioni,
infatti, hanno salvato la sua bambina, Ginevra, guarita da una leucemia
linfoblastica acuta. Di seguito, il testo integrale della lettera di Erika.</div>

<div><span class="ff1">A Ginevra, Jacopo, Anna,
Sofia, Luca…</span></div>

<div>Questa lettera è rivolta a tutti i genitori: un genitore non
vorrebbe mai vedere soffrire il proprio bambino e farebbe qualsiasi cosa pur di
migliorare la vita del proprio piccolo. Ecco quello che è successo a me, Erika
Todisco, donatrice Avis e genitore attivo dell’AGBALT Onlus. Nel maggio del
2009, alla mia bambina di soli tre anni viene diagnosticata una leucemia
linfoblastica acuta. In quel momento ci è crollato il mondo addosso: non è
possibile che questo possa succedere proprio a noi. Perché? Perché alla nostra
principessa?</div>

<div>Non potevamo crederci.</div>

<div>Da quel giorno è cominciata la battaglia: il primo anno tra
ricoveri, più o meno lunghi; il secondo anno con la terapia di mantenimento.</div>

<div>La leucemia è una malattia del sangue: il midollo, dove il
sangue si produce, comincia a generare cellule maligne; la chemioterapia deve
uccidere queste cellule malate, ma non solo. Purtroppo uccide anche quelle
sane, e iniziano così a manifestarsi gli effetti collaterali.</div>

<div>Passano i giorni e la nostra bambina è sempre più stanca. I
suoi capelli biondi cominciano a cambiare colore.</div>

<div>Cominciano a cadere. Cala il valore dell’emoglobina e delle
piastrine, fino a quando si rende necessario effettuare delle trasfusioni.
Abbiamo anche perso il conto di quante ne abbia dovute fare.</div>

<div>Un giorno avrebbe dovuto ricevere una sacca di piastrine
presso il reparto di oncoematologia pediatrica del Santa Chiara di Pisa, dove
era seguita. Arrivò la dottoressa e ci disse che, purtroppo, non avrebbero
potuto farle tutte perché mancavano donatori: saremmo dovuti tornare
l’indomani.</div>

<div>Ecco, da quel giorno dentro di me è cambiato qualcosa: io,
che avevo paura perfino di fare un semplice prelievo di sangue, temendo che
potesse succedere qualcosa per la mancanza di sangue o piastrine, ho deciso di
iniziare a donare. Da allora, ogni mese mi reco al centro trasfusionale, perché
per me è diventato un gesto di altruismo, un gesto che mi rende felice. Alla
fine di ogni donazione so che ciò che ho fatto potrà migliorare la vita di
un’altra piccola Ginevra, di Jacopo, Luca, Sofia e di tanti altri bambini.</div>

<div>Questa storia ha un significato profondo per me, che sono la
mamma di una splendida bambina che oggi ha otto anni e mezzo, ma potrà averlo
anche per voi genitori che leggerete questa lettera: forse diventerete
donatori. Non è mai troppo tardi. Ognuno di voi deve pensare che la vita è come
un libro, del quale non conosciamo la trama né la fine. Vorremmo vivere una
vita perfetta, ma tante volte non è così. La malattia della nostra piccola ci
ha aperto un mondo nuovo, fatto di sofferenza ma anche di sorrisi. Nessuno
vorrebbe mai vedere il proprio figlio stare male.</div>

<div>Tutto questo ci ha fatto capire che non bisogna voltarsi
dall’altra parte, non si deve dire: «A me non interessa, non andrò a donare
perché ho paura!». Ginevra ha avuto paura quando dovevano inserirle l’ago
cannula per la terapia, ma aveva solo tre anni e mezzo. Io, invece, ho avuto
paura di perderla.</div>

<div>Ora non ho più paura di recarmi al centro trasfusionale a
donare.</div>

<div>Puoi pensarci anche tu.</div>

<div>Se sei in buona salute e pesi più di 50 kg, potrebbe esserci
un’altra Ginevra, Jacopo, Anna, Sofia, Luca… e tanti altri bambini che
potrebbero aver bisogno di te.</div>

<div class="imTARight"><b>Erika Todisco</b></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 10:06:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'emozionante filo che lega i donatori ai pazienti colpiti da ITP: la storia di Barbara]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000012"><div>«Ricordo quando, nel 2010, ho avuto una ricaduta di ITP e
sono andata in ospedale. Il mio compagno mi ha chiesto: “Quale gruppo sanguigno
hai?”»</div>

<div>«Ho risposto: “Zero positivo”. Lui mi ha detto: “Se ti serve
sangue, te lo do io”. Oggi, quando penso alla frase che si dicono gli
innamorati, il classico “ti amo”, non mi sembra abbia il valore di quelle
parole.»</div>

<div>Barbara Lovrencic, presidente di AIPIT (Associazione
Italiana Porpora Immune Trombocitopenica), racconta la sua esperienza di vita
con l’ITP, una patologia rara.</div>

<div>La piastrinopenia autoimmune è una malattia in cui il
sistema immunitario distrugge le piastrine e, di conseguenza, rende il paziente
soggetto a emorragie più o meno frequenti. La terapia, somministrata nei
momenti più severi delle ricadute, è composta da immunoglobuline e, in alcuni
casi, da trasfusioni di sangue.</div>

<div>Le immunoglobuline, spiega Barbara, «sono un liquido
trasparente che non fa pensare al sangue, ma proviene dai donatori. Quasi tutti
i pazienti con ITP le hanno ricevute. Vengono utilizzate nelle situazioni in
cui le piastrine sono a livelli molto bassi».</div>

<div>Per quanto riguarda la sua esperienza personale con l’ITP,
racconta: «Sono molto grata ai donatori. Mi sono ammalata a quattro anni e la
trasfusione più importante l’ho fatta a 9-10 anni.</div>

<div>Vedevo le sacche di sangue arrivare per me e mi ponevo più
di una domanda. Mi chiedevo quante persone si fossero occupate di farmi avere
quel sangue. Ricevere qualcosa da qualcun altro ti fa pensare di non essere
sola».</div>

<div>E aggiunge: «La malattia è altalenante: quando stai male
cerchi appoggio e conforto, quando stai bene cerchi di andare avanti con la tua
vita il più possibile. Ma ogni volta che c’è una ricaduta grave, ci si
sottopone a infusioni di immunoglobuline».</div>

<div>Ancora oggi Barbara sente il valore emotivo di quel gesto:
«Quando passo davanti all’ospedale e vedo la scritta FIDAS, mi emoziono
sempre».</div>

<div>Con la pandemia di Covid, tuttavia, le cose non sono più
come prima e Barbara racconta cosa è cambiato: «Tutto è diventato telematico e
si fa tutto da remoto. Si evita di andare in ospedale per i controlli, quando
possibile».</div>

<div>Sul piano dell’accesso alle cure, però, il presente non è
negativo.</div>

<div>Barbara lo spiega con una nota di sollievo: «In Italia,
negli anni, non abbiamo avuto segnalazioni di mancanza di immunoglobuline.</div>

<div>Ma, poiché AIPIT è tra i fondatori dell’International ITP
Alliance, l’organizzazione che riunisce i pazienti di tutto il mondo affetti da
questa patologia rara, sappiamo che negli altri Paesi non è così».</div>

<div>Infatti, aggiunge: «Nel 2018-2019, negli Stati Uniti, si è
verificata una grave carenza di immunoglobuline, un problema di cui si è molto
discusso».</div>

<div>E commenta: «Non avendo un sistema sanitario nazionale come
il nostro, negli Stati Uniti le regole di mercato influiscono sulla
disponibilità di questo tipo di terapia. Da sempre sono molto riconoscente al
sistema sanitario italiano, nonostante tutti i suoi difetti. Confrontandolo con
gli altri sistemi europei, ha sicuramente molti punti di forza».</div>

<div>Il motivo, come spiega lei stessa con un esempio, è chiaro:
«In Inghilterra, parlando con alcuni pazienti con ITP, è emerso che uno dei
fattori che portano il medico a scegliere se utilizzare o meno una certa
terapia è il costo. Ma non sempre questa si rivela la scelta migliore. Anzi».</div>

<div><i>Fonte: DONATORIH24, 2 dicembre
2020 — di Laura Ghiandoni</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 09:47:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Diario di una paziente talassemica]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000010"><div>Questa testimonianza racconta, in forma di diario, l’esperienza quotidiana di una paziente con talassemia e mostra quanto la donazione del sangue sia essenziale per garantire cure, trasfusioni tempestive e speranza a chi ne ha bisogno ogni giorno.</div><div><br></div> &nbsp;<div><span class="ff1">Quando il sangue manca: i giorni dell’attesa</span></div> &nbsp;<div>15 luglio — Oggi al Centro Trasfusionale c’era l’infermiere carino. È stato con me per tutta la trasfusione e, di tanto in tanto, mi accarezzava i capelli. Che bello! Mi ha promesso che ci sarà anche la prossima volta, però la dottoressa non ha fissato l’appuntamento. Dice che in estate c’è carenza di sangue e non si possono programmare le trasfusioni con largo anticipo. Avevo dimenticato questo aspetto dell’estate.</div> &nbsp;<div>30 luglio, ore 11:30 — Che caldo! Sono in camera con il condizionatore al massimo. Le mie amiche sono al mare, ma mia madre non mi manda: dice che sono pallida e non posso stare al sole.</div> &nbsp;<div>30 luglio, ore 16:30 — Mamma ha telefonato al Centro Trasfusionale per fissare il prossimo appuntamento, ma non hanno sangue. Mancano cinque giorni e sono molto giù.</div> &nbsp;<div>31 luglio — «Signora, riprovi domani». Per fortuna oggi c’è un po’ di vento, così ne approfitto per fare una piccola passeggiata.</div> &nbsp;<div>1° agosto — Ho sentito la mia mamma piangere. Immagino che anche oggi sia andata male. Dalla mia cameretta guardo gli altri bambini correre e giocare fuori. Come sono fortunati…</div> &nbsp;<div>2 agosto, ore 10:30 — Oggi papà ha telefonato al Centro Trasfusionale, ma non è cambiato nulla. I banchi frigo sono completamente a secco. Mancano cinque giorni e sono molto giù. Il primario gli ha suggerito di contattare altri ospedali. Eppure, io sono AB+: qualsiasi sacca di qualsiasi gruppo mi andrebbe bene. Non capisco. Sono triste e anche stanca.</div><div><br></div> &nbsp;<div><span class="ff1">Una speranza concreta grazie alla donazione</span></div> &nbsp;<div>2 agosto, ore 17:00 — Sono felicissima! Dopo una giornata passata al telefono, papà ha trovato un Centro Trasfusionale con ben due sacche di sangue a disposizione. L’infermiere gli ha spiegato che proprio oggi una delle associazioni di volontariato ha consegnato 15 sacche di sangue. Meno male che ci sono loro! Ammiro queste persone che si donano con così tanto impegno.</div> &nbsp;<div>Il 4 agosto, alle 8 del mattino, sarò in ospedale e… speriamo che non ci siano intoppi. Il medico ha detto comunque di richiamare domani per conferma.</div> &nbsp;<div>3 agosto — Tutto ok. Domani sveglia alle 6 e alle 6:30 si parte! L’ospedale è a 150 km di distanza; papà ha preso un giorno di ferie per accompagnarmi.</div><div><br></div> &nbsp;<div><span class="ff1">Il giorno della trasfusione</span></div> &nbsp;<div>4 agosto, ore 8:45 — Ancora niente, uffa.</div> &nbsp;<div>4 agosto, ore 12:00 — Ho due notizie: una bella e una brutta. La bella è che finalmente ho fatto la trasfusione; la brutta è che ne ho potuta fare soltanto una. Stanotte c’è stato un incidente qui vicino: due feriti hanno perso molto sangue ed è stato necessario soccorrerli. E poi oggi eravamo in tanti ad avere bisogno di una trasfusione.</div> &nbsp;<div>C’era anche un bimbo di due anni, tesoro mio… Il medico che l’ha preparato alla trasfusione ha indossato un naso rosso e una parrucca verde per non farlo piangere. Chissà se anch’io da piccola piangevo prima di ogni trasfusione. Ora però l’ago non mi fa più paura, anzi: è mio amico! Tuttavia, ammetto che mi piacerebbe svegliarmi un giorno e sapere di non avere più bisogno di sangue. Aspetterei di compiere 18 anni solo per regalarlo a chi ne ha bisogno…</div> &nbsp;<div>Dietro ogni trasfusione c’è una scelta concreta compiuta da chi dona. Per molte persone con talassemia, la disponibilità di sangue non è un’emergenza occasionale, ma una necessità costante.</div> &nbsp;<div><b>Il bisogno di sangue non va in vacanza.</b><br> <b>Dona il sangue: un gesto semplice può salvare una vita.</b></div> &nbsp;<div><i>Fonte: Area Comunicazione Fratres Nazionale</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 May 2026 16:16:00 GMT</pubDate>
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Mia figlia ha bisogno di voi]]></title>
			<author><![CDATA[di Sergio Campofiorito]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000F"><div><span class="ff1">L’appello di un padre</span></div> &nbsp;<div><b>“Mia figlia ha bisogno di voi”</b></div> &nbsp;<div><b>Elisa, 5 anni, ha una rara leucemia: serve un donatore</b></div> &nbsp;<div>«La malattia di mia figlia colpisce una persona su un milione. L’unica cura è il trapianto di midollo, ma è raro trovare un donatore compatibile». Fabio Pardini, 56 anni, è il papà di Elisa, una bambina di cinque anni che da tre anni lotta contro un terribile male.</div> &nbsp;<div>Fabio, originario di Pordenone, lavorava come imprenditore nel settore della fotografia. Quando a Elisa è stata diagnosticata una rara forma di leucemia, ha girato gli ospedali del Triveneto senza successo. Ha quindi preso la difficile decisione di lasciare tutto e trasferirsi a Roma insieme alla compagna, dove la piccola è seguita dal personale dell’Ospedale Bambino Gesù.</div> &nbsp;<div>Papà Fabio, per la sua bambina, si butterebbe nel fuoco se servisse. Ma sa che ciò che può davvero fare la differenza è trovare un donatore compatibile: «Lancio un appello a tutte le persone tra i 18 e i 35 anni affinché si tipizzino nelle strutture ADMO e scoprano così se possono salvare Elisa o un altro bambino nelle sue stesse condizioni. Basta un piccolo prelievo di sangue: è un’operazione semplice che può salvare una vita».</div> &nbsp;<div>Fabio tiene anche a ringraziare la città di Roma e, in particolare, il quartiere Della Vittoria, che lo ha «adottato»: «Desidero ringraziare tutti per esserci vicini in questa battaglia. Dal farmacista al tabaccaio, dal giornalaio al barista, fino alle persone che incontro per strada: qui tutti ci fanno sentire a casa e tifano per Elisa. Questo ci dà forza».</div> &nbsp;<div>Papà Fabio ha attivato su Facebook la seguitissima pagina «Pardini Fabio per Elisa», una sorta di diario in cui racconta le giornate della bambina, in attesa che possa tornare a casa.</div> &nbsp;<div><i>Fonte: DONATORIH24 — 21 ottobre 2019 — di Sergio Campofiorito</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 May 2026 16:02:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L’appello di un 13enne talassemico]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div><br></div> &nbsp;<div><b>«Non potete capire cosa significhi il ritardo di una trasfusione»</b></div> &nbsp;<div>Il tema di uno studente di terza media diventa quasi un manifesto per promuovere la donazione di sangue. La Asl 2 segnala: «Le scorte sono al minimo».</div> &nbsp;<div><b>OLBIA, 30 luglio.</b> «Quando al Centro Trasfusionale non c’è sangue e devo aspettare per fare le trasfusioni, per me diventa veramente difficile e faticoso andare in bicicletta e giocare fuori con i miei amici». Si conclude con queste parole il tema di italiano con cui Michele, un bambino di 13 anni di Olbia che frequenta la terza media in città, ha chiuso l’anno scolastico.</div> &nbsp;<div>Un tema che ha commosso la professoressa ed è stato letto in classe ai compagni: una lettera aperta che è, di fatto, un accorato appello di un ragazzo talassemico, in attesa delle trasfusioni, perché — scrive nel suo tema — «non potete capire la debolezza che mi può portare la mancanza di sangue».</div> &nbsp;<div>In questo periodo, in cui le scorte di sangue della Asl di Olbia sono al minimo — si legge in una nota dell’azienda sanitaria —, la lettera di Michele diventa un invito ad aiutare tutti i pazienti talassemici seguiti dal Centro Trasfusionale della Asl 2 e di tutta la Sardegna, affinché possano vivere una vita il più possibile uguale a quella degli altri.</div> &nbsp;<div>Nel tema, Michele descrive cosa significhi per lui essere talassemico:</div> &nbsp;<div>«Ci sono giorni in cui devo fare la trasfusione: mi iniettano un ago in vena per trasfondermi il sangue. È una cosa che sono costretto a fare ogni 15 giorni e può durare molto: entro alle 9 del mattino e finisco alle 2 del pomeriggio. Questo comporta assenze frequenti da scuola, perché oltre alle trasfusioni faccio anche molte visite e prelievi. Tutto ciò mi fa sentire a disagio con gli altri, non perché sono talassemico, ma perché manco spesso da scuola e a volte mi sento indietro, perché frequentandola poco ci sono molte cose che non so».</div> &nbsp;<div>La Asl di Olbia invita anche chi non dona abitualmente e i turisti ad avvicinarsi alla donazione: «Un grande gesto di altruismo, in grado di salvare vite umane», afferma la direttrice del Centro trasfusionale, Maddalena Lendini.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 May 2026 15:49:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Donazioni di sangue in calo]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="https://www.fratresmassa.it/blog/index.php?category=Testimonianze_di_chi_ha_avuto_bisogno_di_sangue"><![CDATA[Testimonianze di chi ha avuto bisogno di sangue]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div><b>Il talassemico Tony Saccà lancia un appello:</b> «Le
vostre paure uccidono più del coronavirus».</div>

<div>Da anni lotta contro la sua malattia e sostiene la raccolta
di plasma in una città che si colloca agli ultimi posti. «Ho bisogno di una
trasfusione ogni 15 giorni e non so se la prossima volta troverò
disponibilità».</div>

<div><b>Sempre meno sangue a causa dell'emergenza coronavirus:</b>
Tony Saccà, talassemico, chiede di donare per regalare altri 15 giorni di vita
a chi soffre come lui.</div>

<div>«Ho più paura di morire perché non riuscirò a trovare sangue
per la prossima trasfusione che per il coronavirus». Questa è l'amara
constatazione di Tony Saccà, un paziente talassemico che oggi, più di molti
altri, vive sulla propria pelle la crisi generata dal diffondersi del
coronavirus. Una crisi che aggrava una situazione già difficile a Messina, dove
il problema delle donazioni di sangue affligge la città da quarant'anni.
Messina è infatti tra le ultime in Italia per numero di donazioni e, negli ultimi
dieci giorni, l'emergenza coronavirus ha causato un drastico calo delle
disponibilità.</div>

<div>La storia di Tony è quella di un uomo messinese che convive
con una malattia rara, una patologia dei globuli rossi caratterizzata da
carenza di emoglobina. Oggi, però, tanto rara non è: si contano circa 170 casi
tra Messina e provincia e circa 2.300 in tutta la Sicilia. Tony ha iniziato a
sottoporsi a trasfusioni a 11 mesi e, da allora, non ha più potuto fermarsi.</div>

<div>«La mia vita da talassemico è molto complicata», racconta
Saccà. «Come per tutte le persone affette da questa malattia, bisogna fare
trasfusioni ogni quindici giorni e controlli continui, perché con l'avanzare
dell'età possono subentrare ulteriori problemi di salute. Io, per esempio,
soffro anche di diabete». Tutto questo, però, non gli ha impedito di costruirsi
una vita, pur tra non poche difficoltà, perché la voglia di vivere ha avuto il
sopravvento su tutto il resto.</div>

<div>«Ringrazio i miei genitori: se oggi ho un lavoro e una
famiglia è soprattutto grazie a loro. Sono sempre stati fondamentali, mi hanno
sostenuto nelle cure e non mi hanno mai fatto sentire diverso dai miei
fratelli», continua Tony. «Ho frequentato la scuola e l'università con molte
difficoltà. Avrei voluto studiare fuori, ma la mia malattia non me lo ha
permesso. Già da piccolo sentivo addosso il peso delle cure e questo mi ha reso
più responsabile».</div>

<div>Tony è stato un bambino costretto a crescere troppo in
fretta a causa della sua patologia. Per 35 anni, per esempio, ogni notte si è
dovuto sottoporre per 12 ore a un'infusione necessaria per la sua salute. Le
persone come lui sono più esposte alle malattie. «Nel 1988 ho contratto
l'epatite C in forma grave; ne sono uscito con le unghie e con i denti dopo
dieci anni. È successo durante la mia adolescenza». Oggi Tony, nonostante le
difficoltà, lavora come responsabile amministrativo in un'azienda e insegna informatica.
«Sono riuscito a costruirmi una vita quasi normale e ho anche una splendida
famiglia e tre figli: loro sono la mia forza».</div>

<div>Da tre anni la sua vera missione si chiama FASTED, la
Federazione associazioni siciliane di talassemia, emoglobinopatie e
drepanocitosi Onlus, di cui è presidente. Attraverso questa realtà si occupa di
campagne di sensibilizzazione per far conoscere la malattia sul territorio.
«Sento un obbligo morale verso gli altri e verso le persone che mi stanno
vicino: vado nelle scuole e nei centri di donazione a raccontare la mia storia.
A Messina non si dona per mancanza di informazione, non per mancanza di sensibilità:
c'è bisogno di più informazione». Proprio per questo FASTED, insieme al Comune
di Messina, ha avviato la campagna <b>#selofaiseiunfigo</b> per contrastare il
calo delle donazioni di sangue in città e non solo. In questo momento così
difficile per la comunità, Tony Saccà conclude con un appello: «Non uscite di
casa se non per tutelare voi stessi e gli altri, ma uscite anche per necessità
come donare il sangue, per regalare altri 15 giorni di vita a persone che
soffrono come me».</div>

<div><i>Fonte: MessinaToday, Isabella Molonia, 11 marzo 2020.</i></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 19 May 2026 15:34:00 GMT</pubDate>
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